lunes, 20 de febrero de 2012

Suzanne Lenglen , la regina Francese del tennis


Quando si parla delle campionesse che hanno fatto la storia del tennis è doveroso rendere omaggio a colei che , per bravura e talento , si guadagnò il soprannome di " Divina " : Suzanne Lenglen fu infatti un' atleta eccellente , una donna capace di esorcizzare la malattia da cui era affetta ( una grave forma d' asma ) dedicando la propria vita allo sport ed ottenendo , peraltro , risultati straordinari . Basti pensare che vinse ben 31 Grande Slam dominando il campionato femminile tra il 1919 ed 1926. Nata a Compiègne , non lontano da Parigi ,il 24 maggio del 1899 fu spronata dal padre Charles , ricco proprietario di una compagnia di trasporti , a praticare il Tennis , sperando di migliorare le gravi afflizioni fisiche . Suzanne era infatti una bimba gracile e malaticcia , al punto da temere seriamente per la sua vita quando gli attacchi d ' asma si facevano più acuti .




Nel 1910 , durante le vacanze estive trascorse presso la dimora familiare di Marest-sur-Matz , lei ed il padre Charles trascorrevano lunghi pomeriggi sulla pista da gioco che l' uomo aveva fatto costruire per permettere alla piccola d' allenarsi . Fu quello il principio di una carriera destinata a fare storia , il momento in cui Suzanne scoprì la propria vocazione ed il piacere che una disciplina amata sa dare all ' amante volenteroso ed infaticabile . Si dice a tal proposito che uno degli esercizi più curiosi da lei svolti fosse quello dei fazzoletti stesi lungo il campo da gioco , l ' allenamento consisteva nel colpire con la palla il quadrato di stoffa con la maggior precisione possibile . Nel 1914 , con l ' avvento del primo conflitto mondiale , Suzanne partecipò alla finale di quello che , a partire dal 1925 , verrà notoriamente conosciuto come Roland Garros , perdendo la partita contro la campionessa di allora Marguerite Broquedis .




Tuttavia , a dispetto della sconfitta , Suzanne vinse il torneo internazionale "Clay Court Championships" ottenendo il primo di una lunga sfilza di riconoscimenti . Purtroppo la guerra sospese , seppur momentanemanete , la sua carriera così come la vita di un intero continente . Quando alle porte degli anni venti la fine del conflitto permise la riorganizzazione del celeberrimo torneo di Wimbledon , Suzanne prese parte alla gara con entusiasmo , giungendo alla finale e vincendo il titolo contro la pluricampionessa Dorothea Douglass Chambers . Si trattò di una vittoria epocale , ricordata ancora oggi da quanti amino il Tennis e la sua storia . Frattanto , ai giochi Olimpici del 1920 , celebrati in Belgio la donna fu quasi sul punto di vincere la medaglia d ' oro in tutte le gare da lei disputate . Dovette comunque cedere alla bravura dell ' Inglese Dorothy Holman ma si rifece con un terzo posto nella semifinale del doppio femminile giocato con la connazionale Elisabeth d'Ayen .




In pochi anni la sua stella aveva preso a brillare d ' una luce accecante , dandole notorietà ed ammirazione . In Europa Suzanne era molto amata mentre in patria era considerata un ' autentica celebrità . Il suo carattere sensibile e volitivo la rese un personaggio unico , famoso anche pr gli eccentrici atteggiamente adottati sul campo da gioco . Si dice infatti che mentre le sfidanti si presentavano alla gara vestitite " di tutto punto " , secondo la moda dell ' epoca , la Lenglen mostrasse " sfacciatamente " braccia e polpacci , preferendo una mise comoda e fresca , che non ne imbrigliasse i movimenti durante lo svolgimento del set . Il pubblico non poteva che restare sgomento dinanzi alle sue " nudità " e a quel modo di fare scanzonato con cui , tra un tempo e l ' altro , amava sorbire una bicchiere di cognac , quasi presenziasse alla riunione di un circolo privato .




Dopo aver vinto per sei anni di seguito Wimbledon ed il Roland Garros , fu costretta ad interrompere la carriera sportiva nel 1924 a causa di un brusco peggioramento di salute . Nonostante Suzanne " volteggiasse " sulla pista con le leggerezza di una ballerina ( magnifiche appaiono le foto che la ritraggono in movimento durante la competizione ) la malattia o " vecchia compagna d ' infanzia " continuava a tormentarla , obbligandola periodicamente al riposo . Spesso era il suo entourage che , preoccupato per la sua salute , la costringeva a posare la racchetta per lunghi periodi di tempo . Suzanne voleva giocare , vincere , mostrare a se stessa le proprie capacità , sfuggire ad un destino che in realtà sembrava già scritto . Fu probabilmente questa una delle ragioni per cui accettò di compiere un tour , nel 1921 , che la portò a visitare gli Stati Uniti .




Ma certamente ad incidere sulla sua scelta contribuì anche una causa sociale e politica che le stava a cuore , una raccolta fondi che desse la possibilità a molte regioni della Francia , devastate dalla guerra , di risorgere dalle proprie ceneri con un piccolo aiuto economico . Il tour prevedeva una serie di amichevoli da disputare contro la campionessa Olimpica Norvegese Molla Bjurstedt-Mallory . Sfortunatamente una sfilza di fraintendimenti e cattiva pubblicità , rovinarono il suo viaggio , mettendone a dura prova la profonda emotività . Giunta a New York infatti scoprì di essere stata inserita , a sua insaputa , tra le partecipanti del prestigioso U.S. Open . Suzanne comprese rapidamente che quelle da sostenere non erano partite " facili " ma agguerrite competizioni professionistiche che la sorprendevano all ' indomani del lungo periodo di convalescenza . Durante la gara che la opponeva alla Mallory , Suzanne fu preda di un nuova crisi asmatica che la lasciò estenuata . Fu costretta a ritirarsi sotto i fischi degli spettatori che si aspettavano forse di assistere al cruento spettacolo di un ' arena Romana piuttosto che ad un piacevole incontro sportivo .




Amareggiata Suzanne tornò in Francia dove ebbe modo di riposarsi . Quando l' anno seguente Molla Bjurstedt-Mallory accedette alla finale di Wimbledon trovò un ' agguerrita Suzanne Leglen a sfidarla . Si trattava di una questione d' onore , Suzanne non aveva dimenticato l ' accoglienza del pubblico Americano e decisa a prendersi una rivincita , sconfisse l ' avversarsia in appena 26 minuti , proclamandosi , ancora una volta , vincitrice del titolo Inglese . L ' onta era stata lavata e Suzanne mostrò ancora una volta d ' essere la migliore giocatrice di tennis . Persino nel 1926 , quando fu chiamata a disputare una gara contro la giovanissima Helen Wills Moody diede prova della propria imbattibilità . A dispetto delle previsioni di quanti volevano la Moody la nuova " regina " della racchetta , Suzanne la travolse con la sua entusiasmante energia .




Ormai ricca , famosa e stanca , Suzanne Lenglen abbandonò il circuito professionistico al principio degli anni trenta , aprendo una scuola di tennis a Parigi nel 1936 . Scrisse numerosi testi dedicati alla sua avventura sportiva e promosse lo svilppo dello sport nel mondo femminile . Fu una grande perdita per la Francia la sua scomparsa , avvenuta appena tre mesi dopo l ' annuncio del male che la stava rapidamente divorando . Suzanne Lenglen si spense il 4 giugno del 1938 e fu sepolta nel cimitero di Saint-Ouen , nell ' amata Parigi . La Regina del tennis , la Divina Suzanne che seppe fare di una debolezza il proprio punto di forza , che conobbe il successo , la vittoria e l ' amaro sapore della sconfitta , che non rinunciò al gusto della " vendetta " e seppe imporre fino alla fine la propria grandezza sui campi di gioco , non è mai stata dimenticata da quanti fanno della competizione il proprio pane quotidiano , da coloro che sanno cosa significhi nutrire una passione e sacrificare ad essa la vita intera .





6 comentarios:

  1. I didn't know that women played tennis in the early 19th century! I love the game and I play a little...so I really enjoyed this history lesson. Thank you!

    ResponderSuprimir
  2. Dalle foto sembra davvero più una ballerina che una tennista. Una bella storia del passato, davvero................

    ResponderSuprimir
  3. è vero, ha la grazia di una danzatrice.
    Grazie Clau,

    Simo

    ResponderSuprimir
  4. Una vita vissuta alla grande,più forte della malattia.
    Il romanzo di una vicenda realmente vissuta.

    ResponderSuprimir
  5. davvero una vita intensa, mi piacciono questi ritratti di donne eccezionali di cui ci fai dono, non conoscevo la storia di suzanne, a volte il pubblico è crudele con gli eroi dello sport. baci

    ResponderSuprimir
  6. Una bella storia con protagonista una bella donna, bella davvero! Non come quelle di oggi che per farsi immortalare devono farsi vedere senza mutande.
    Clau, sei a dir poco bravissima!
    Ti abbraccio con affetto, buon fine settimana! :)

    ResponderSuprimir

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